In data 14 Febbraio 2020

Vangelo 16 febbraio 2020

VANGELO Gv 8, 1-11
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

TRACCIA DI RIFLESSIONE A CURA DI GIUSEPPE GRAMPA Penultima domenica dopo l’Epifania Bar 1, 15a; 2, 9-15a Rm 7, 1-6a Gv 8, 1-11 DOMENICA DETTA DEL “PERDONO” Uno studioso della Scrittura sacra chiama la pagina che abbiamo appena letto “perla sperduta della tradizione antica”. Perla perchè come altre pagine evangeliche – il figlio prodigo, la pecora smarrita, il buon Samaritano – è racconto mirabile, bello come perla preziosa, del volto di Dio, volto di misericordia. Ma perchè ‘sperduta’? Perché questa perla bellissima manca nei manoscritti più antichi che ci hanno trasmesso l’evangelo di Giovanni. Solo nel terzo secolo un documento della chiesa siriana menziona questo episodio per esortare alla clemenza verso i peccatori. E’ significativo il fatto che in alcuni dei più antichi manoscritti che appunto non riportano la nostra pagina odierna, il copista abbia lasciato uno spazio bianco. Come se la penna del copista si fosse fermata davanti a questo episodio ad un tempo bellissimo e problematico. Questa donna non ha un nome; in realtà ha il nome di ognuno di noi, mi rappresenta, ci rappresenta. Ci rappresenta non per le nostre eventuali trasgressioni nel campo della fedeltà coniugale, ci rappresenta per la nostra incredulità. Spesso Gesù si rivolge ai suoi contemporanei apostrofandoli così: “Generazione adultera e incredula”. Ma perché l’incredulità è indicata come adulterio? Perché l’incredulità è venir meno all’alleanza tra Dio e il suo popolo che è indicata nella Scrittura sacra, come relazione sponsale. La formula dell’alleanza: “Io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo” è formula di reciprocità: Io per voi e voi per me, proprio come la parola di fedeltà che l’uomo e la donna si scambiano: “Io per te e tu per me, nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia finchè la morte non ci separi”. Adulteri siamo ogni volta che ci allontaniamo da Dio per volgersi agli idoli, cioè ad altri pseudo valori. Nella donna senza nome siamo rappresentati noi tutti nella nostra quotidiana infedeltà a Dio, nella nostra incredulità, nel nostro abbandonarci nelle braccia di altri amanti che non sono l’Unico decisivo amore della nostra vita. Ancora, questa pagina trasmette la certezza che l’Evangelo non autorizza alcuna forma di fanatismo. I farisei vorrebbero escludere con la forma più radicale di esclusione-la morte-questa donna segnata da una grave colpa. E si aspettano che Gesù ratifichi la loro intenzione. Ma l’evangelo non è parola di esclusione per nessuno, anzi è parola di accoglienza per tutti. Nessun uomo, nessuna donna, nemmeno il rottame più malconcio deve essere escluso. Possiamo leggere in questa pagina una risoluta opposizione di Gesù nei confronti della pena di morte? Credo di sì. Questo agire magnanimo di Gesù è sorprendente e inquietante. Forse i copisti che hanno omesso questa pagina sono stati turbati dal comportamento di Gesù. Gesù, infatti appare singolarmente libero nei confronti della legge di Mosè, legge che comminava la pena di morte all’adultera così come all’uomo con il quale l’adulterio era consumato. Non è l’unico caso di libertà di Gesù nei confronti della legge di Mosè. Più volte Gesù mostra singolare libertà nei confronti delle prescrizioni circa il riposo del sabato e oggi la pagina evangelica sembra rafforzare il sospetto di una scarsa valutazione del ruolo della legge. Si ripete spesso e forse con qualche ragione che nella nostra cultura cattolica, la pratica del perdono avrebbe favorito proprio la trasgressione delle leggi, contando sul facile perdono offerto ad ogni trasgressore. Ma il perdono cristiano non è gesto facile che cancellando ogni colpa ci mette in condizione di ricominciare daccapo. No, il perdono cristiano è esigente, non è un colpo di spugna. E’ una offerta alla libertà della donna che ha gravemente sbagliato ma che non deve essere definitivamente rinchiusa nella sua colpa. Più volte papa Francesco ci ha ricordato: “Il Signore mai si stanca di perdonare…Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il perdono”. “Dio non condanna. Lui solo ama e salva”. “Dio ci aspetta sempre, Lui non è mai lontano e se torniamo a Lui è pronto ad abbracciarci”. Questo è il volto di Dio che papa Francesco vuole mostrarci, sconfiggendo tutte le immagini di Lui che generano solo paura e che giustamente tanti rifiutano. L’ultima parola di Gesù è un imperativo esigente: “Va e d’ora in poi non peccare più”. Il perdono è quindi un appello esigente a riconoscere il proprio peccato e impegno sincero di conversione. Nessuno di noi può scagliare la prima pietra perché nessuno di noi è senza peccato, siamo tutti bisognosi di perdono.






Parrocchia S. Martino in Villapizzone

Piazza Villapizzone 10 - 20156 Milano
telefono e fax 0239448397

Parroco

  Don Marco Carzaniga

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