In data 02 Novembre 2019

Vangelo 3 NOVEMBRE 2019

VANGELO Mt 22, 1-14
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
TRACCIA DI RIFLESSIONE A CURA DI GIUSEPPE GRAMPA
II domenica dopo la Dedicazione Mt 22, 1-14 IL CONVITO E L’ABITO La pagina evangelica di questa domenica è una parabola costruita attorno a due grandi simboli: il simbolo del banchetto di nozze, il simbolo dell’abito di festa. Una sola parabola probabilmente frutto dell’accostamento di due parabole distinte. E come vedremo l’accostamento è davvero significativo. Il simbolo del convito è immediatamente eloquente, è universale. Lo troviamo nelle pagine del primo Testamento per manifestare l’intenzione di Dio di raccogliere attorno ad una tavola di festa l’intera umanità, perché la gioia sia sui volti di tutti: “Il Signore degli eserciti preparerà su questo monte un banchetto di grasse vivande, per tutti i popoli, un banchetto di vini eccellenti…Il Signore asciugherà le lacrime su ogni volto…” (Is 25,6ss.). Non solo nella tradizione ebraica ma in ogni cultura prendere parte a un banchetto vuol dire ben più che nutrirsi, è gesto carico di significati: convivialità, amicizia, festa, comunione tra le persone…Proprio per questo suo profondo valore umano la convivialità è cifra in tutte le religioni, della relazione con Dio e non solo con gli altri uomini. Non stupisce allora che Dio stesso inviti alla sua tavola. Anche nella fede cristiana il gesto decisivo e più significativo è un convito, un pasto rituale di convivialità umana e di comunione con Dio. E’ il gesto che stiamo compiendo ora partecipando alla cena del Signore. La parabola odierna adopera questo simbolo per indicare l’intenzione di Dio di convocare tutta l’umanità a una festa eterna. Tutta l’umanità. Certo i primi invitati non hanno accolto l’invito e la parabola allude a questo rifiuto del popolo eletto. Tormentati sono stati i rapporti tra Dio e il suo popolo e questa parabola, così come assai più duramente quella dei vignaioli omicidi (Mt 21,33ss.), vi allude. Ma l’ultima parola non è il nostro rifiuto, l’ultima parola è l’incrollabile fedeltà di Dio. I suoi doni, la sua chiamata sono senza pentimento e quindi altri vengono invitati, anzi tutta l’umanità con un gesto di sconfinata larghezza. Buoni e cattivi, belli e brutti, anche l’ultimo malconcio rottame umano è raggiunto dall’invito: vieni anche tu alla festa. Questo è l’Evangelo, la gioia dell’Evangelo. I discepoli di Gesù hanno consapevolezza di dover, anzitutto, essere portatori di questo annuncio lieto: Dio chiama, invita, vuole convocarci nel suo popolo, nel convito del suo Regno. Prima di qualsiasi precetto, prima dei comandi e dei divieti, prima di ogni altra parola deve risuonare l’invito alla gioia dell’Evangelo. Finalmente la sala è stracolma ed è festa per tutti. Sarebbe bello fermarci qui e condividere la gioia che dilaga tra i commensali, la gioia della comunione con Dio. Questa deve essere la prima parola che la Chiesa rivolge all’umanità, a tutti senza discriminazione alcuna. Ma la prima parabola ha un seguito, o forse si tratta di una seconda parabola unita alla prima. Ora l’attenzione si sposta su un commensale che viene trovato dal Re, che ha voluto la festa per le nozze del figlio, senza l’abito per la festa. Anche quello dell’abito è un simbolo universale perchè ognuno di noi si veste in ragione del luogo dove deve andare o dell’evento al quale deve prendere parte. L’abito infatti è come la proiezione esteriore del nostro interiore atteggiamento. Si può dire che ogni situazione nella quale ci troviamo a vivere esiga il suo abito. Non indossiamo lo stesso vestito per partecipare ad un funerale o a un matrimonio, per andare ad una festa campestre o partecipare ad una cerimonia ufficiale. Quando arriviamo a casa, la sera, lasciamo subito gli abiti propri del lavoro, diremmo la divisa propria dell’ufficio, per metterci, come si dice, in libertà. E’ importante la divisa che dice l’appartenenza ad un ruolo, ad una funzione, o sempliemente ad una tifoseria. Allora non si può stare nella sala del banchetto senza l’abito di festa, se il cuore non è vestito di gioia. E il malcapitato viene buttato fuori. Qui mi preme sottolineare l’operazione di saldatura dei due testi, l’accostamento dei due simboli, il nesso tra invito al banchetto e necessità di un abito adeguato. Passiamo dalla consapevolezza da parte della prima comunità cristiana del compito di lieto e universale annuncio della bella e buona notizia, l’Evangelo, ad una presa di coscienza del compito educativo da parte della comunità stessa, compito di indicare quali interiori atteggiamenti sono necessari per stare nella festa. Possiamo dire che nella comunità si sviluppa, dopo il primo annuncio, una consapevolezza educativa, cioè la capacità di indicare gli abiti, i comportamenti coerenti con la gioia dell’Evangelo. Ancora una volta il messaggio di Gesù ci invita anzitutto a volgerci a Dio che tutti invita alla festa di nozze e poi si volge alla nostra libertà perchè con abito di gioia, con cuore festivo, entriamo alla festa






Parrocchia S. Martino in Villapizzone

Piazza Villapizzone 10 - 20156 Milano
telefono e fax 0239448397

Parroco

  Don Marco Carzaniga

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